E' noto che la scoperta di Plutone (C.Tombaugh, 1930) non fu effettuata otticamente, in base all’osservazione della volta celeste, bensì matematicamente, derivandola dalle perturbazioni orbitali di Urano e Nettuno; solo in un secondo momento tale scoperta fu confermata mediante il telescopio.
Nel corso del 1972, esaminando la traiettoria della cometa di Halley, J.Brady (del Lawrence Livermore Laboratory - California) scoprì che anche l’orbita di questa cometa, come quelle di Urano e Nettuno, era "perturbata". I suoi calcoli lo condussero ad ipotizzare l’esistenza di un pianeta "X" alla distanza di 64 UA(· ) dal Sole (Plutone ne dista 39), con periodo orbitale di 1800 anni terrestri. Brady, come tutti gli astronomi che si stavano occupando del pianeta "X", presumeva che tale corpo celeste orbitasse intorno al Sole nello stesso modo degli altri pianeti; ne quantificò pertanto la distanza dalla nostra stella in misura della metà del suo asse orbitale maggiore. Questo in accordo con la seconda legge di Keplero (<<Le aree descritte dal raggio vettore sono proporzionali ai tempi impiegati a descriverle>>); vale a dire che un pianeta si sposta tanto più lentamente quanto più è lontano dal proprio sole. Nel nostro sistema, ad es., si passa dal velocissimo Mercurio (che impiega poco meno di tre mesi a compiere la propria rivoluzione intorno al Sole) al lentissimo Plutone (oltre 247 anni).
Ma, secondo le testimonianze dei Sumeri, Nibiru orbita come una cometa attorno al Sole, essendo quest’ultimo uno dei fuochi della propria ellissi estremamente allungata, così che la distanza dal Sole corrisponde all’intero asse maggiore e non alla sua metà. E’ curioso il fatto che l’orbita del pianeta "X" calcolata da Brady (1800 a.) sia esattamente la metà dell’orbita di 3600 a. che i Sumeri attribuivano a Nibiru. Ricordiamo che (secondo le tesi di Z.Sitchin, esposte in "Genesis Rivisited", 1990) la traiettoria dell’orbita di Nibiru, in questo periodo, starebbe facendo ritorno verso il perigeo: questo potrebbe giustificare la strana coincidenza...?
Ma Brady giunse ad ulteriori conclusioni, in sintonia con le tradizioni sumeriche: il pianeta "X" sarebbe dotato, come Plutone, di un’orbita retrograda, con il piano fortemente inclinato rispetto all’eclittica.
All’inizio gli astronomi si interrogarono se il responsabile delle perturbazioni nell’orbita di Urano e Nettuno potesse essere Plutone, giacché la considerevole eccentricità della sua orbita gli consente di penetrare periodicamente all’interno dell’orbita di Nettuno (una situazione di questo tipo è iniziata nel ‘79 e si è conclusa nel ‘99). Questi dubbi svanirono nel giugno del 1978, allorché W.Christie (dell’Osservatorio Navale di Washington, un organismo della Marina Americana sotto il diretto controllo della NASA) scoprì che Plutone, oltre a possedere un satellite (Caronte), era molto più piccolo di quanto si pensasse (meno di 2/3 della Luna) e quindi dotato di una massa non in grado di esercitare rilevanti influenze gravitazionali.
L’elaborazione di tutti questi dati rafforzarono l’indicazione che un’unica << forza estranea >> - il "pianeta dell’attraversamento" dei Sumeri - avesse inclinato Urano, spostato e inclinato Plutone ed impresso un’orbita retrograda anche a Tritone (un satellite di Nettuno).
Incuriositi da queste scoperte, due colleghi di W.Christie all’Osservatorio Navale (R.S.Harrington e T.C.Van Flaandern) condussero una lunga serie di simulazioni al computer, raggiungendo la conclusione che tutte quelle anomalie orbitali fossero state determinate da un "intruso", cioè da un pianeta (grande da due a cinque volte la Terra) con piano orbitale inclinato ed un semiasse di "meno di 100 UA".
Nel 1981 i dati raccolti durante le missioni del Pioneer 10, del Pioneer 11 e dei due Voyager dimostrarono l’esattezza di tali intuizioni: doveva esistere un corpo celeste, grande almeno il doppio della Terra, in orbita solare ad una distanza di almeno 2.4 miliardi di km oltre Plutone e con periodo orbitale di almeno 1000 anni. Il "Detroit News" del 16 gennaio 1981 pubblicò la notizia in prima pagina, insieme alla raffigurazione sumera del sistema solare, così come appare sul famoso sigillo cilindrico, conservato nel Museo di Berlino, col n.° VA/243.
A questo punto una svolta decisiva nelle ricerche fu impressa dal "Progetto IRAS" (Infrared Astronomical Satellite), vale a dire l’esplorazione agli infrarossi del sistema solare, mediante il lancio in orbita terrestre a 900 km di altezza di un telescopio (60 cm di apertura, 62 rivelatori infrarossi su quattro bande spettrali, fra 8,5 e 119 mm / l), sensibile al calore racchiuso nell’interno di corpi substellari.
Era il 25 gennaio 1983, quando dalla base di Vanderberg in California partì il vettore americano Delta 3910 con a bordo 500 kg di carico utile, frutto della cooperazione USA-Inghilterra-Olanda. Per ridurre al massimo l’emissione di irraggiamento parassita, proprio della strumentazione, tutto l’insieme venne posto in un criòstato contenente elio liquido superfluido a -271°C: era indispensabile, infatti, il raffreddamento del telescopio e dei rivelatori alla temperatura più bassa possibile.
Essendo l’He liquido molto volatile, è lentamente evaporato, determinando l’inattivazione dell’IRAS il 21 novembre 1983, protraendo la missione di oltre un mese e mezzo sulla data prevista. Nei circa dieci mesi di attività, il satellite eliosìncrono scattò ed inviò al centro di controllo 600.000 immagini, dalla cui elaborazione emerse l’individuazione di 250.000 sorgenti celesti di tipo infrarosso (il 99% delle quali in precedenza sconosciute), stelle e sistemi planetari in formazione (età < 1 milione di anni), cinque nuove comete, quattro nuovi asteroidi e un misterioso oggetto in movimento, simile ad una cometa.
Tutto questo, ora, rende giustizia a R.Reynolds (del Centro Ricerche Ames), che il 30 gennaio 1983 rilasciò una dichiarazione al "New York Times" del tipo: <<Gli astronomi sono così sicuri del decimo pianeta che pensano rimanga soltanto da dargli un nome>>. Predizione, questa, fatta propria da Z.Sitchin nella lettera inviata il giorno appresso alla <<Planetary Society>>, nella quale si suggeriva addirittura l’appellativo: lo stesso attribuito, a suo tempo, dai Sumeri (Nibiru) o dai Babilonesi (Marduk).
La qual cosa, ai giorni nostri, si è ripetuta da parte di J.Murray (della UK’s Open University), il quale, insieme con il collega J.Matese (University of Louisiana), ha dato l’annuncio nell’ottobre ’99 che <<…una forza misteriosa, generata da un grande oggetto invisibile, rallenta il viaggio delle sonde terrestri in uscita dal sistema solare; la stessa che, probabilmente, è responsabile della deviazione delle orbite cometarie…>>.
Ma torniamo al 1983. Verso la fine di quell’anno, in assenza di comunicati ufficiali, un’indiscrezione riuscì a trapelare, nel corso di un’intervista concessa dai principali scienziati del progetto IRAS alla rubrica scientifica del "Washington Post". La notizia fu ripresa da diversi quotidiani statunitensi, che la titolarono: <<Oggetto gigante confonde gli astronomi>>, <<Corpo misterioso trovato nello spazio>>, <<Ai limiti del sistema solare un misterioso oggetto gigante>>, <<Un corpo celeste pone agli astronomi un enigma cosmico>>. Messo alle strette, G.Neugebauer, Direttore dell’IRAS, dichiarò: <<Posso solo dire che non sappiamo di cosa si tratti>>. Successivamente anche la NASA uscì con un rapporto ufficiale: <<Il corpo misterioso rilevato dall’IRAS disterebbe "solo" 80 miliardi di km dal Sole e potrebbe trovarsi in fase di avvicinamento alla Terra. E’ stato captato due volte dal telescopio ad infrarossi (a distanza di sei mesi) e i dati raccolti mostrano che in questo periodo, pur brevissimo per i tempi astronomici, si è spostato di poco nella sua traiettoria. Ciò evidenzia che non si tratta d’una cometa, poiché una cometa non può avere una dimensione di 5x la Terra ed, in ogni caso, si sarebbe spostata maggiormente. E’ possibile, quindi, che si tratti del decimo pianeta o pianeta "X", che gli astronomi hanno, finora, cercato invano>>.
Se il pianeta "X" esiste, non siamo più "gli unici" in questo sistema solare.
Perché, se esiste e corrisponde a Nibiru, allora i Sumeri dicevano la verità anche quando parlavano degli Anunnaki (corrispondenti ai Nefilim biblici), cioè di <<…coloro che dal Cielo caddero sulla Terra…>>.
Le implicazioni di questa realtà, se confermata, sarebbero così sconvolgenti da sgretolare in un istante quel dogma, tanto caro all’Umanità illuministica, che risponde alla definizione di <<antropocentrismo>>.
11.07.2004
Per una migliore lettura, consigliamo
come primo approccio il cap. "Prologo"
Protetto da Diritti
d'Autore
Dalle
traduzioni del Dott. Zacharia Sitchin (Dottore Ebraico di origine Russa) dei
testi Sumeri e Babilonesi in caratteri cuneiformi, abbiamo appreso notizie circa
l'esistenza di un pianeta supplementare, in aggiunta a quelli che oggi
conosciamo, che orbita intorno al Sole e, quindi facente parte del nostro
sistema dove la stella Sole occupa un
fuoco
dell'ellisse che descrivono i pianeti rotando intorno a questa stessa stella.
-
Quanto illustrato non è altro che il contenuto della prima
legge di Keplero ed essa è legge universale valida ed applicabile per i calcoli
matematici ed astrofisici relativi a tutti gli elementi dell'Universo e,
pertanto vale anche per il pianeta Nibiru se esso è effettivamente un componente
del Sistema Solare. -
ifici rimIn
effetti, è di qualche tempo fa che è stata ufficializzata la notizia della
scoperta di un dodicesimo componente del nostro sistema planetario, ma gli
elaborati scientangono ancora in possesso della NASA (Ente Ufficiale
degli Stati Uniti) perciò ad oggi possiamo solo basarci sulle informazioni che
provengono dai Sumeri e di conseguenza, dalle traduzioni del dott. Sitghin e
pertanto, teniamo buona l'indicazione di 3600 anni (secondo il nostro metodo
temporale) il periodo di rotazione del pianeta intorno al Sole che per la terra
è di solo 360 giorni secondo il calendario lunare come è rilevabile da quello
etiope che prevede ancora oggi, 12 mesi di 29 giorni ed un tredicesimo di 12
giorni. –
Da
questo unico elemento ovvero dal periodo di rotazione del Pianeta Nibiru, si
deduce che la sua orbita è molto allungata e l'estremità esterna ovvero, quella
opposta al Perielio raggiunge una elevata profondità nello Spazio
Cosmico. –
E' probabile, ma non dimostrato che questo pianeta possa avvicinarsi non poco a qualche pianeta esterno di una stella della Costellazione di Orione se non addirittura fungere da "Pianeta Navetta" tra il nostro sistema ed un altro simile.
Da un
paragone tra la velocità di rotazione della terra intorno al Sole nelle due
posizioni limiti (Perielio ed Afelio) possiamo comprendere quelle del pianeta
Nibiru ed anche, con buona approssimazione, la sua massa.
Dalla
medesima fonte Sumera apprendiamo anche che da questo pianeta sarebbero
trasbordati sulla Terra esseri viventi a cui i Sumeri diedero il nome di
Anunnaki la cui traduzione significa "Coloro che dal cielo scendono" e proprio
su queste presenze apparentemente lontane nel tempo su cui desideriamo
soffermarci per comparare eventi ed in base ad essi, tentare di arrivare a
formulare una ipotesi con cui lavorare e che potrebbe aprire la strada ad una
ricerca Archeologica e scientifica veramente finalizzata a svelare molte
constatazioni che oggi sono racchiuse sotto un manto di mistero. -
In base alle nostre limitate conoscenze e soggetti anche a castelli di carta costruiti per giustificare comportamenti religiosi validi solo per mantenere un potere temporale, occultamenti di reperti che non rientrano nella normale dimensione scientifica che potrebbero creare profondi dubbi nell'ambiente scientifico e non solo, siamo portati a misurare tutto secondo il nostro metro ignorando che i sistemi di misura possono anche essere diversi, ma che potrebbero anche essere compresi ed interpretati solo se comparati a quelli nostri.
Così
è anche per il Tempo, la nostra suddivisione è la seguente: -
Alla
base del sistema abbiamo l'Ora che è riferita alla rotazione della Terra intorno
al Sole considerando questa rotazione completata in 360° come angolo giro.
-
Questa
suddivisione, del tipo sessantesimale, è la medesima usata dai Sumeri (per gli
Accadi è la stessa) dove la suddivisione del giorno è in 24 ore, e l'ora è
suddivisa in 60 minuti primi.
Il
sistema è dodicesimale proprio come quello dei moderni calcolatori con sistema
digitale, fatto strano come coincidenza, ma non tanto inusuale se si tiene conto
che un’orbita del Pianeta Nibiru si completa in 3600 anni, sempre un multiplo di
60 e quindi di dodici. -
Molti
attribuiscono questo fatto al numero disponibile dalle dita delle mani, in altre
parole 10 per noi uomini moderni come anche, se riferito ai Maya, il sistema
matematico in uso era ventesimale; - sembra proprio strano che quei popoli
antichi potessero usare un sistema alla cui base era la dozzina e suoi multipli
anche se esistono dei graffiti che indicano personaggi a sei dita. -
Vi
sarebbe anche qualche considerazione da fare e che non è stata ancora avanzata
contestante l'elencazione biblica circa i periodi di vita degli uomini
antecedenti al Diluvio in cui gli anni vissuti da Adamo e successivi rasentano i
mille.
Basta
fare una semplice considerazione riguardante il nostro sistema circa il computo
degli anni per vedere che quando affermiamo che un uomo ha l'età di cinquanta
anni, non facciamo altro che riferirci e contare quante orbite complete la terra
ha compiuto rotando intorno al Sole e che quell'essere ha vissuto.
Per
questa ragione e, se ammettiamo veritiera l'ipotesi della presenza del
dodicesimo componente del sistema solare, troveremo molte spiegazioni ai tanti
misteri che ci circondano.
E
ritorniamo agli Anunnaki: questi sono definiti dai Sumeri, abitanti del pianeta
Nibiru ovvero il dodicesimo componente del nostro sistema stellare il cui
periodo di rotazione intorno al Sole è di 3600 anni indicato come uno Shar il
cui significato è anno. –

Orbene,
se uno Shar equivale ad un anno e se paragoniamo la nostra vita a quella degli
Anunnaki, questi, per i popoli della Terra figurano come Immortali e, pertanto
divinizzati dagli uomini di quel lontano tempo dove si aveva, come oggi, la
certezza che il Vivere di un mortale significa, con matematica certezza,
morire.
Non
sappiamo quale possa essere stata la durata della vita degli Anunnaki, ma se
interpretiamo le Sacre Scritture (la Torah) secondo questi concetti, molte cose
possono cambiare circa la valutazione degli avvenimenti pre Diluvio come anche
le manifestazioni megalitiche che troviamo disseminate sul nostro pianeta e
tutte riferite agli equinozi e solstizi, come anche la successione di eventi che
definiamo occasionali come miracoli (esclusi dalle Sacre Scritture) che però si
verificano, strani personaggi, strani conflitti e tanti altri fenomeni che
risultano fuori della logica corrente.
Dalle
Sacre Scritture apprendiamo anche che, a seguito dell'unione degli esseri
diversi con le femmine della Terra che diede origine ai Giganti (nuova razza di
dimensioni superiori a quelle degli uomini dell'epoca), il Signore Creatore
limitò la durata della vita a 120 anni.
Risulterebbe
ben chiaro che questa limitazione è indicizzata a coloro che visitarono questa
terra e non agli uomini terrestri che già erano di per se stessi
limitati.
I
versetti in questione, per questa ragione trovano una loro giustifica solo se si
riferiscono proprio a queste presenze estranee alla Terra e, pertanto, i 120
anni, per noi significherebbero 3600x120 nostri anni lunari, tempo di vita
massimo per gli Anunnaki post diluvio, ma che per noi sono equivalenti ad una
eternità. -
Su
questa base è possibile elaborare un principio di lavoro che terrebbe conto di
un evento dubbio e molto discusso che riguarda la visita dei Magi descritti dal
Vangelo di S. Matteo dove si parla di una stella che guidò costoro fino alla
stalla dove era nato il Re dei Re.-
Sempre dalle Sacre Scritture (la Torah) si parla di “Figli di Dio” (la definizione Angeli è puramente arbitraria) che si unirono, ma una più corretta traduzione dall'Aramaico dovrebbe corrispondere a "Buona Compatibilità", con le figlie degli uomini dando origine a nuove generazioni (uomini che sarebbero stati potenti sulla terra) ed a Giganti. -/span>
Orbene se quanto ipotizzato in precedenza dovesse avvicinarsi ad una remota realtà, si giustificherebbero le costruzioni megalitiche senza alcuna iscrizione o incisioni rupestri perché questi esseri come anche i padri Anunnaki non avrebbero avuto bisogno di comunicare nel modo a noi noto in quanto il loro periodo vitale, riferito al nostro, non sarebbe servito sicuramente per una comunicazione distante nel tempo, perché ciò che per noi è un secolo o più, per questi esseri sarebbe stato solamente una frazione di ora; quindi, esisteva una condizione di mancanza di necessità di trasmettere nel tempo. -

Da pubblicazione del Museo Americano Mt. Blanco Fossil Museum.
Dei
Giganti vi sono prove tangibili anche se i ritrovamenti europei (Europa
settentrionale) non risultano ufficializzati mentre per alcuni ritrovamenti
americani vi sono notizie in merito.
A tal proposito vedere sul Web le pubblicazioni del Museo Americano Mt. Blanco Fossil Museum rif.to sito internet:
Questi
esseri, per la durata della vita ipotizzata in precedenza e che riteniamo ancora
come base di lavoro, avrebbero avuto la possibilità di conoscenze che per noi
sono quasi impossibili da immaginare, ma che, sicuramente avranno impressionato
i nostri antenati tanto da riconoscere in loro divinità specie poi se non
potevano constatarne la morte in conseguenza della forte differenza di tempo
vivibile. –
Come si è ipotizzato in precedenza, dall'unione di Anunnaki e femmine umane, oltre ai Giganti si sarebbero originati altri esseri (Ibridi) più simili agli uomini con una durata della vita che, di generazione in generazione, sarebbe rientrata nei limiti della vita terrena tanto da far accettare ai viventi umani il loro inserimento nelle comunità primordiali che, poi, in funzione dell'apporto genetico superiore, avrebbero organizzato comunità agricole utilizzando tecniche d'avanguardia per l'epoca e, successivamente comunità organizzate al cui vertice sociale, per le capacità e poteri non proporzionati ai tempi, si sarebbe insediato uno degli ibridi e discendente dei primi Anunnaki e da questi anche protetto e pilotato. -
La testimonianza dell'arrivo di questi esseri esiste e ci viene fornita dai Sumeri mentre non esiste alcuna documentazione di ritorno di costoro al Pianeta d'origine il che lascia pensare che questi rimasero e lo sono ancora oggi fra noi terrestri in forme diverse, non visibili secondo il nostro metro, ma sicuramente capaci di influenzare le nostre civiltà secondo i loro scopi. -
Dovunque oggi troviamo segni megalitici, sicuramente vi sarà stata la presenza di Anunnaki e loro ibridi.
Se accettiamo queste idee, possiamo non escludere che essi siano presenti anche ai giorni nostri, ma che noi non siamo in grado di riconoscerli a causa del divario di tempo che ci divide e che caratterizza due tipi di vita, ma possiamo solo osservare le ricadute di certi fatti o eventi che anche oggi si verificano e che non trovano eloquenti riscontri logici come per esempio, i Miracoli come si è usi chiamarli, ma su questo argomento riteniamo aprire una nuova discussione dopo altre considerazioni ed ampliamento dell'argomento.
Ritornando al pianeta Nibiru ed alla sua reale esistenza di cui non dovrebbero esserci dubbi o nell’attesa che la scienza ufficiale comunichi gli ultimi rilevamenti astrofisici, in base ai ritrovamenti archeologici di alcuni Faraoni e dipinti ritrovati in alcune tombe egizie, per non parlare dei popoli del Sud America ed Asiatici, si nota una spiccata conoscenza dell’Astronomia e di particolari specifici come quelli del sistema stellare della costellazione di Orione.
E' molto probabile che questo pianeta del sistema solare abbia anche una seconda funzione, ovvero quella di navetta stellare che consenta l'avvicinamento a qualche pianeta di una delle stelle della costellazione avente anche esso un'orbita allungata come quella del nostro Nibiru. -
Questo probabile evento spiegherebbe le conoscenze Egizie circa quella costellazione e la mancanza di qualsiasi presenza di residuo umano nei sarcofagi delle tre piramidi principali e sepolture di Faraoni del periodo pre dinastico pur essendosi verificati i loro regni le cui prove sono tangibili dopo i ritrovamenti archeologici attuali.
Per quanto concerne i siti megalitici come Stonehenge
dovrebbe essere facile capire che l'insieme dei massi così posti doveva servire
ad individuare gli equinozi ed i Solstizi.
Il
perché potrebbe essere in quanto proprio gli Equinozi ed i Solstizi
rappresenterebbero l'unico elemento di riferimento tra il sistema Nibiru e
quello terrestre e quindi l'elemento di paragone e calcolo per quegli esseri
ibridi a conoscenza delle proprie origini, ma soggetti sempre più alle leggi
fisiche e temporali del nostro pianeta.
In pratica, solo gli equinozi ed i Solstizi potevano stabilire un anello di congiunzione tra il tempo dei padri e le nuove condizioni di coloro che, sempre più diventavano Terrestri assoggettando la nuova forma vivente al metabolismo umano legato alla rotazione del nostro pianeta intorno al Sole.
Lo stesso dovrebbe essere per la Sfinge Egizia la cui datazione dovrebbe ricadere all'incirca verso l'anno 13000/12000 se non prima e che dovrebbe indicare la probabile collocazione nel cielo della costellazione propria di contatto del pianeta Nibiru con l'equivalente di altro sistema stellare.
Quanto stiamo proponendo è a livello di pura ipotesi confortata
solamente da alcune osservazioni di documentazioni archeologiche che sembrano
inspiegabili e da comportamenti umani che esulano dalla normale prassi di vita
quotidiana, ma disponendo di opportune apparecchiature scientifiche e di un
Laboratorio chimico di ricerca organica, sufficientemente attrezzato in grado di
analizzare campioni di DNA, siamo sicuri che dal paragone delle analisi
strutturali del DNA prelevato da reperti umani di epoca risalente al
13000/12.000 a. C. o antecedente con quello di alcuni popoli come gli Assiri, i
Babilonesi, gli Egizi di epoca Pre dinastica e di popolazioni Nord europee e
quello di esseri umani dell'Era Moderna, si individuerebbero diverse diversità
strutturali che, tramite la recente mappatura del Genoma Umano, ci
indicherebbero su quali funzioni genetiche sarà stato possibile e se esso lo è
ancora oggi, un intervento estraneo che modifichi l'uomo in un ibrido
apparentemente simile, ma diverso nei contenuti, dagli altri. -
Sulla base di queste congetture è ipotizzabile anche che proprio i Sumeri siano stati dei diretti discendenti dei primi ibridi perché proprio di loro si sa poco dell'origine mentre si è a conoscenza del modo di calcolo e della scrittura completa in tutte le sue parti di trasformazione fonica non riscontrabile in altre popolazioni dello stesso periodo.
In pratica, essi potrebbero essere un residuo sopravvissuto al cataclisma che va sotto il nome di Diluvio e, nello stesso tempo, essere stati testimoni di un successivo trasbordo di Anunnaki colonizzatori che usarono altre forme di sovrapposizione con il genere terrestre che esiste a tutt'oggi, ma che non siamo ancora in grado di identificare.
Forse alcuni passi biblici fanno riferimento a questi esseri chiamandoli "Figli di DIO" in modo generico e questo varrebbe anche per i testi riferiti al profeta Ezechiele.
Su questo argomento occorrerebbe una migliore lettura dei Testi del Mar Morto ed interpretare con maggiore accortezza, se già non fatto dagli Studiosi Israeliti e non divulgato quanto in essi contenuto .
Qualcosa emerge dal "Libro di Enok"e dal Documento di Damasco (Allegato n.1) , ma esso è praticamente sottratto alla lettura pubblica ad opera di caste religiose che ritengono pericoloso la divulgazione di taluni testi. –
E' molto probabile che al nuovo arrivo gli Anunnaki avessero trovato un nuovo genere umano, già formato ed in grado di ostacolarli nell'intento colonizzatore del nostro pianeta che prevedeva, forse, l'imposizione della loro volontà a tutto il genere umano .
Questo nuovo popolo potrebbe essere proprio Israele ovvero il "Vincitore".